Pubblicato in: Italy, My Life, United Kingdom

Viaggiare ai tempi del coronavirus: dall’Uk all’Italia e viceversa

Questo 2020 e la sua pandemia ha sconvolto un po’ tutti, soprattutto i viaggiatori che hanno dovuto riporre la valigia nell’armadio e rimanere a casa. Ammetto che, quello dell’impossibilità di viaggiare come e quando si vuole, è per me l’aspetto peggiore di tutta questa situazione. Quando potremo di nuovo ripartire verso mete sconosciute, prendendo voli low cost, prenotando biglietti da un giorno all’altro? Purtroppo, nessuno lo sa e credo che di tempo, per poter ritornare alle nostre abitudini da viaggiatori, ce ne vorrà tanto. Per ora, ho deciso di riprendere a scrivere per raccontarvi come è stato viaggiare in questo periodo particolare della nostra vita.

Volo Alitalia Londra Heathrow-Roma Fiumicino: unico volo disponibile durante la pandemia

Ammetto che se non avessi avuto la mia famiglia in Italia e l’urgenza di tornare non sarei mai partita. Mai mi sarei sognata di prendere un aereo costosissimo e vivere questa avventura alquanto stressante semplicemente per viaggiare. Due mesi di isolamento senza vedere nessun altro essere umano conosciuto e visite mediche rimandate per molto tempo mi hanno fatto trovare la forza per prenotare l’unico volo disponibile che collegasse l’Inghilterra all’Italia. Il primo volo, molto più economico del secondo (circa 50 euro) l’avevo prenotato per i primi di aprile. Appena saputo che Alitalia era l’unica compagnia che garantiva dei voli di rimpatrio avevo deciso di prenotare. La situazione tragica in tutte e due le nazioni mi ha frenato, ho preferito proteggere la mia salute e anche quella dei miei familiari. I giorni sono passati, la situazione in Italia andava sempre migliorando e così, da un giorno all’altro, ho preso l’ultimo biglietto disponibile per la tratta Londra-Roma (metà maggio, costo 400 sterline e più andata e ritorno con bagaglio, il volo più caro della mia vita, mi è costato meno andare a New York).

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Ho raggiungo l’aeroporto di Heathrow con un driver privato di fiducia che chiamo sempre per spostamenti di questo tipo. Nessun altro mezzo era disponibile, soltanto un treno con tre cambi per arrivare dal paesino inglese dove abito a Londra Heathrow (distanza in macchina 1h30 minuti, con i mezzi disponibili in questo periodo più di 5 ore). In questo periodo meno mezzi pubblici si prendono e meglio è. Anche il driver si è stupito di come l’aeroporto di Heathrow fosse deserto. Nessuna coda all’’ingresso e solo un terminal attivo (il numero 2). Qui in Inghilterra la mascherina non è mai stata obbligatoria, io per mia volontà l’ho quasi sempre indossata nei supermercati. Ma, ovviamente, in aeroporto tutti (o quasi tutti) erano dotati di mascherina. Doppia mascherina, guanti, occhiali da sole e cappellino con visiera più il cappuccio della felpa. Questo è stato il mio look per affrontare questo viaggio che mi aveva procurato anche delle notti insonni. Ho sempre amato viaggiare, ho sempre adorato l’atmosfera che si respira negli aeroporti. Ma, quel giorno di metà maggio, tutto sembrava diverso. Era come se si potesse percepire una grande tensione nell’aria, come se tutti bisognavano stare attenti e guardarsi le spalle, perché il pericolo era in agguato. Check-in con Alitalia fatto direttamente in aeroporto. Due certificazioni compilate al momento (completamente inutili, nessuno ha controllato davvero quali fossero i motivi del viaggio). Controlli di sicurezza tutti molto lisci e scorrevoli. Gate quasi deserto e pochi voli sul tabellone delle partenze comparato al traffico di aerei che ci sono in uno degli aeroporti più grandi di tutta Europa.

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Procedure di imbarco e precauzioni prese prima e durante il volo

La fila per salire sull’aereo era impeccabile. Non c’erano nemmeno segni di distanziamento sul pavimento, ma tutti rispettavano la distanza di sicurezza (in Italia hanno sempre detto 1 m in Uk sempre 2 m e ancora mi chiedo perché questa differenza). Hanno preso una delle autocertificazioni (adesso non servono più), hanno misurato e segnato la febbre di tutti i passeggeri. Tutti, tranne due hostess di Alitalia, avevano la mascherina. L’aereo era al completo ma con una quantità di passeggeri nettamente inferiore rispetto a quello a cui ero abituata. Solo un passeggero per ogni fila e tutti posizionati a zigzag. Nessuno davanti o dietro di me. Gli assistenti di volo indossavano la mascherina ed era obbligatoria per tutti i passeggeri durante tutta la durata del viaggio. Sono rimasta positivamente colpita dal servizio degli assistenti di volo.

Solitamente, mi piace molto volare, colgo l’occasione per scrivere, vedere qualcosa su Netflix o ascoltare musica. Ma, durante quel volo non sono riuscita a fare nulla. Tutti ci guardavamo con gli occhi un po’ titubanti, quasi impauriti, come se chissà cosa ci sarebbe accaduto dopo quel volo. Mi sono alzata per andare in bagno e la tensione si percepiva tantissimo. Nessuna chiacchiera in sottofondo, nessun racconto di vacanze o di esperienze lavorative all’estero. Silenzio. Tutti muti, tutti con una sola voglia: quello di tornare a casa e stare al sicuro. Una volta arrivati a Fiumicino ci hanno fatto scendere due file alla volta per non creare calca. La solita navetta (con scritte per terra per il distanziamento) ci ha portato dentro l’aeroporto dove hanno misurato nuovamente la febbre (il thermoscan non funzionava e quindi siamo dovuti tornare tutti indietro per far in modo che ci prendessero la temperatura con il termometro). Altra autocertificazione inutile, controllo passaporto, bagaglio, uscita. Anche Fiumicino completamente deserto! Lo spostamento Roma-Avellino è avvenuto in macchina grazie a mio padre che ha dovuto fare tre ore di macchina per andare a prendere la figlia di ritorno dalla terra straniera. Ammetto che, quando siamo atterrati sul suolo italiano, mi sono commossa.

Roma Fiumicino-Londra Heathrow: tre settimane dopo. Ancora una volta Alitalia

6 giugno 2020. In Italia si respira ormai aria di normalità. Forse, meglio chiamarla la nuova normalità. Invece, l’Uk è ancora in lockdown. La situazione non sembri migliorare molto e il caro Boris ha deciso di introdurre regole che, molto probabilmente, avrebbe dovuto introdurre mesi fa. Insomma, EasyJet e Ryanair, sono ancora ferme. Nessuna tratta prevista che colleghi l’Italia all’Inghilterra. Unica opzione disponibile e sicura fino alla fine di giugno è Alitalia. Prezzi alti per approfittare della necessità delle persone di ritornare in patria, ma servizio garantito. Il viaggio di ritorno mi è già sembrato un po’ diverso. Sarà che io mi sentivo più rilassata. Avevo viaggiato una volta durante la pandemia potevo farlo di nuovo. L’aeroporto di Fiumicino ancora abbastanza deserto. Si può entrare nell’aeroporto solo se si ha un volo da prendere. Viene effettuata la misurazione della temperatura con il thermoscan (sarà attendibile?), dopodiché, la febbre non viene più misurata nemmeno prima di salire sull’aereo.

La mascherina, a differenza dell’andata, è obbligatoria anche quando si è dentro l’aeroporto (questo vale sia per Fiumicino che per Heathrow). Non bisogna compilare nessuna autocertificazione (attenzione le cose cambiano dall’otto giugno per chi vuole entrare in Uk), non viene chiesto perché ci si sta recando in Uk. Prima di salire sull’aereo non c’è stata nessuna fila composta ma un accalcarsi di persone che attendono di essere chiamate. Si sale a seconda delle file che vengono chiamate. A distanza di tre settimane i posti in aereo sono già differenti. Un passeggero si e un passeggero no. Solo un sediolino di distanziamento, passeggero avanti e dietro di me. La mascherina è sempre obbligatoria durante tutto il viaggio anche se un assistente di volo che rideva e scherzava l’ha avuta abbassata per tutto il tempo. I passeggeri come me erano un po’ meravigliati della vicinanza dei passeggeri e la sua risposta è stata un bel sorriso sarcastico accompagnato dalla frase “In aereo non esiste il distanziamento sociale”.

Un volo senza dubbio più rilassato rispetto al primo, quasi normale. Ad un certo punto hanno annunciato che se c’era qualche passeggero con sintomi come febbre o tosse dovevano immediatamente chiamare un assistente di volo che avrebbe preso nota per comunicarlo una volta arrivati in Inghilterra. Davvero una cosa inopportuna da dire visto che nessun passeggero con sintomi sarebbe mai dovuto salire sull’aereo. A mio avviso avrebbero dovuto fare questo annuncio prima di partire e dopo aver misurato la temperatura a tutti (cosa che non è accaduta). Arrivati ad Heathrow non c’è stato nessun tipo di controllo, solo il thermoscan che, sinceramente, non ho ben capito se funzionava o meno. Ancora una volta di sabato, dopo tre settimane, Heathrow deserto. Driver per tornare a casa e speriamo che sia l’ultima volta in cui questo è l’unico mezzo di trasporto disponibile e sicuro.

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Come si viaggerà nei prossimi mesi?

Anche questi due viaggi al tempo del coronavirus faranno parte del mio bagaglio di esperienze. Certo, sarebbe stato meglio evitarli, ma sono contenta di aver riabbracciato la mia famiglia e di aver respirato un po’ di “normalità” (e di aver mangiato la pizza ovviamente!)

Sarà difficile riprendere a viaggiare come eravamo soliti fare qualche mese fa. Probabilmente, diventerà molto più costoso se si continuerà a viaggiare mantenendo una certa distanza sociale anche se, dopo tre settimane, le distanze si sono accorciate. Forse ci saranno meno voli e meno tratte. Forse non sarà più possibile fare un weekend all’estero se continuano ad imporre stupide quarantene (in cui però puoi uscire a fare la spesa se vivi solo) in periodi fuori dal picco della pandemia. La mascherina, molto probabilmente, rimarrà obbligatoria per molti mesi. In tutta questa situazione, però, si spera che le condizioni igieniche siano migliorate così da garantire viaggi sempre sicuri. Credo che, questi due viaggi, se pur molto strani, sono stati i più sicuri della mia vita. Basti pensare che, a marzo, quando sono tornata da Parigi, nessuno controllava la febbre e nessuno indossava la mascherina. Per cui, se il prezzo da pagare è quello di essere super attenti e di prendere tutte le giuste precauzioni (come indossare sempre la mascherina), allora direi che va bene, basta che posso ricominciare a viaggiare come prima. Viaggiare per ritornare in Italia quando voglio, senza avere la paura costante di rimanere bloccata su questa grande isola se il peggio dovesse accadere.

 

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